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Pittore Scenografo Architetto

LE MACCHINE

Nel suo trattato Prospettiva de’ Pittori e Architetti Andrea Pozzo descrive con dovizia di particolari come si progettano e si costruiscono le macchine e i teatri sacri.

Propone disegni dettagliati di alcuni esemplari significativi e parla del loro strepitoso effetto scenico quando venivano installate in una chiesa e opportunamente illuminate secondo i canoni della prospettiva.

Queste sono considerate opere effimere in quanto l’allestimento veniva approntato solamente nelle occasioni di funzioni liturgiche particolari, poi venivano smontate e riposte in attesa di altri eventi.

Essendo queste macchine costruite con materiali poveri erano soggette ad usura e degrado, per cui molte anche tra le più importanti sono andate perdute.

Si pensa che molte siano state le macchine e gli apparati teatrali progettati e costruiti da Andrea Pozzo, gli unici esemplari rimasti sono la macchina d’Altare nella Chiesa di San Francesco Saverio di Mondovì, la macchina sull’altare di Sant’ Ignazio di Loyola nell’omonima chiesa di Roma e la pala d’Altare della chiesa di Vienna.

Si deve la conservazione di questi tre apparati rimasti al fatto che sono stati concepiti come elementi funzionali e indispensabili per l’effetto scenico della chiesa in cui sono collocati e non hanno subito l’usura causata dalle operazioni di posa in opera e di smontaggio, pur essendo costruite con gli stessi materiali poveri.

Volume I° del Trattato

Macchina per l’esposizione delle 40 Hore

La prima opera di cui ci sono giunte notizie è stato realizzato nel 1671 a Milano in occasione della canonizzazione di San Francesco Borgia, all’interno della chiesa di San Fedele. Nello stesso anno, l’artista allestisce una macchina anche nella Chiesa del Gesù di Genova, il suo teatro ingloba la pala d’Altare del maestro Fiammingo, dando inizio alla sua caratteristica compenetrazione tra l’effimero e il reale.

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Descrizione sistema di costruzione

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Teatro delle Nozze di Cana allestito nella Chiesa del Gesù nel 1685

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Allestimento di sei teleri paralleli, realizzato nella Chiesa del Gesù nel Febbraio 1685 in concomitanza con il termine dei lavori di affresco a Sant’Ignazio, quest’opera fu commissionata dalla Congregazione dei Nobili della Beatissima Vergine.

Volume II° del Trattato

Teatro Sitientes venite ad acqua

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E’stata allestita nella Chiesa del Gesù nel 1695, commissionata dalla Congregazione dei Nobili della Beatissima Vergine.

40 Hore, cenni storici

La festa delle quarant’ore si svolgeva in concomitanza degli ultimi tre giorni del carnevale profano. La Chiesa cattolica introduce questa manifestazione in evidente contrapposizione con la festività laica che con superficialità e leggerezza allontanava il popolo dalle pratiche religiose.

Per attirare i fedeli si organizzava un evento spettacolare che si concretizzava nei “Teatri delle Quarant’ore”; venivano montate delle strutture effimere all’interno della navata che rappresentavano un tema sacro. Il “teatro” si sovrapponeva al complesso architettonico della chiesa creando un ambiente completamente nuovo, illusorio e ricco di riferimenti allegorici.

Testimonianze dell’epoca riportano esaurienti descrizioni di queste strutture spettacolari, viene ricordato l’allestimento nella Chiesa del Gesù in Roma di cui venne incaricato Niccolò Meneghini, si tratta di un “teatro per le quarant’ore” per i festeggiamenti del centenario della Compagnia di Gesù.

Anche a Gian Lorenzo Bernini vennero commissionati apparati per le quarant’ore, egli era non solo un illustre architetto, ma anche un grande appassionato di teatro, per questo il Papa Clemente IX gli commissionò una struttura scenica che venne allestita nella Cappella Paolina.

Andrea Pozzo è uno dei più fertili e fantasiosi creatori di macchine per le Quarat’ore nelle quali esprime al meglio la sua genialità prospettica al servizio del suo Ordine religioso.

A partire dai primi decenni del XVII° secolo i Gesuiti si dedicano alla pratica delle Quarant’ore, per diventarne i principali promotori, cultori e innovatori, allestendo spettacoli con musiche, recite e “macchine”. La chiesa diventa uno spazio scenico e teatrale. I Gesuiti danno un contributo fondamentale all’innovazione degli apparati scenografici anche attraverso una preziosa letteratura in merito:

Prospettiva Pratica di Padre J. Dubreuil 1639

Prospettiva dè pittori e architetti di Fratel Andrea Pozzo 1693 I° tomo 1700 II° tomo

Il teatro Gesuita si basa sul principio del “docere et delectare” e propone una religiosità più terrena e meno dogmatica di quella tradizionale, promuovendo la nascita di una vera e propria arte legata alle rappresentazioni sacre.


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