Andrea Pozzo.com

Pittore Scenografo Architetto

Andrea Pozzo nasce a Trento dal milanese Jacopo Pozzi e dalla di lui moglie Lucia il 30 Novembre 1642. Frequentò fino all’età di diciassette anni la scuola dei Gesuiti della città con scarso profitto e per questo venne mandato dal padre come apprendista presso un pittore, visto che l’insegnamento era contrario alla sua indole e allo studio preferiva “far disegni e scarabocchi”. Fin da ragazzo si esercita ed apprende l’arte della pittura presso botteghe di pittori della sua zona e nel veneziano. Si pensa che Andrea si sia impratichito di questa arte e nell’uso delle forme prospettiche nel dipingere scenografie per il teatro che proprio in quel periodo si stava evolvendo in tutti i suoi aspetti. Nel 1665 sceglie la vita religiosa entrando nella Compagnia di Gesù.

Egli non compirà il cursus dei lunghi studi gesuitici, ma rimarrà nella compagnia come coadiutore temporale. Le poche notizie riguardo la sua vita di uomo si possono apprendere da i catalogi breves e catalogi triennales, che sono rapporti inviati da sempre dai Padri Provinciali al Padre Generale, ogni fine o inizio anno i primi e ogni tre anni i secondi.

Da questa documentazione, custodita nell’Archivio ARSI, si possono ricavare le relazioni intercorse fra Andrea Pozzo e i suoi superiori. Dalla valutazione dei superiori, delle note caratteristiche personali, si può ricostruire il valore del suo servizio : certamente uomo di chiaro ingegno, egli svolge il suo lavoro sempre con paziente dedizione e modestia.

Tutti i giudizi nell’arco di tempo tra il 1670 e il 1705 sono concordi ed esprimono grande apprezzamento per il suo valore di artista. Quest’uomo, dalle eccezionali qualità vedrà negli anni accrescere la sua fama e il suo talento, ma resterà sempre una creatura semplice nella sua posizione modesta di Fratello della Compagnia di Gesù. Per ogni Gesuita la religiosità si realizza nell’azione fattiva, nell’intervento attivo nel mondo per il bene delle anime; per il Pozzo l’arte è la vera e autentica testimonianza della propria dedizione all’apostolato.

Alla corrispondenza tra i Padri si aggiungono anche le testimonianze dei laici in un crescendo di stima e considerazione, ma nonostante tutti questi importanti segnali di successo, la vita del pittore è improntata alla sostanziale esigenza di un’obbediente disponibilità e obbedienza che si concretizza attraverso la realizzazione di tanti monumenti della Compagnia. Fra gli anni 1672 e 1675 Pozzo è ancora giovane, ma la sua arte viene richiesta a Genova, Milano, Torino e Modovì, benché nella Compagnia egli assolva alle mansioni di cuoco. Andrea Pozzo non gode di ottima salute, non è certo di quale male soffrisse, ma in più casi si evince che la Compagnia è preoccupata per il suo stato di salute, in una lettera il Generale Padre Giovanni Paolo Oliva raccomanda al Padre Provinciale Giovanni Giacomo Visconti che il Fratello operi in luoghi adatti alla sua sanità.

In altra lettera al Padre Preposito della Casa Professa di Milano, chiede che qualora Pozzo risenta nella salute a causa del lavoro venga rimosso da ogni incarico. La creatività e la fama di Andrea sono in aumento e in aumento sono le richieste che vengono anche dal mondo laico e Pozzo diventa sempre di più l’immagine della Compagnia. Nel 1676 giunge a Mondovì ( La sua prima grande opera a fresco) per pitturare la Chiesa che i Gesuiti dedicano a San Francesco Saverio.

A Mondovì la situazione non è delle migliori, I Gesuiti sono in lite con i mastri muratori circa gli aspetti estetici dell’edificio. Non lo ritengono sufficientemente sontuoso e slanciato, inoltre la parte centrale della volta no è una vera cupola come risulta dalle richieste. Si sta pensando addirittura di abbattere una grande porzione di struttura già edificata e ricostruire in modo più confacente. Andrea Pozzo sostiene che con la sua pittura riesce a correggere gli errori e i difetti strutturali. Riesce ad essere convincente e inizia un’opera che protrarrà la sua permanenza nella città per 16 mesi. Inizia dalla volta piana che dovrà diventare una cupola e prosegue sui voltini laterali , sugli arconi e sulle pareti che poggiano sulla trabeazione. Alla rimozione degli impalcati che scoprono la prima porzione di lavoro eseguito il risultato è sorprendente, la sua fama cresce ulteriormente.

OPERE DEL POZZO NELLA CHIESA DI SAN FRANCESCO SAVERIO (oggi detta la Missione)

Affreschi sulla volta e il catino dell’abside

Macchina d’Altare

Altare laterale dedicato alla Madonna Addolorata

Nel1679 viene richiesto a Roma dal Padre Preposito dell’Ordine, dietro suggerimento del Cardinale Barberini “Affinchè con la veduta delle opere insigni che qui hanno lasciate i più eccellenti artefici perfezionaste il talento e la buona disposizione che apparisce ne vostri lavori”

Andrea Pozzo termina la sua opera monregalese nel 1677 e si dirige verso Roma transitando per Genova. A Roma e nelle zone limitrofe rimane per circa un ventennio, qui inizia la sua opera affrescando i corridoi della Casa Professa dei Gesuiti, un lavoro già iniziato e lasciato incompleto dal Borgognone. In questo periodo è da sottolineare il suo intervento nella Chiesa dei Gesuiti di Frascati, località in cui Andrea Pozzo risiede per qualche tempo. In questa chiesa si possono ammirare la finta cupola (tempera su tela) lavoro preparatorio per gli affreschi eseguiti poi in Sant. Ignazio a Roma. Il grande dipinto dietro l’altare maggiore è varie scene tratte dalla vita di Gesù e dei Santi nella navata e negli altari laterali. Nel periodo romano Andrea Pozzo si adopera per la Compagnia di Gesù alternando la sua attività di pittore con quella di cuoco, a quest’ultima mansione si dedica immediatamente dopo la morte del Padre Generale Oliva.

La sua opera romana più importante è senza dubbio la volta della Chiesa di S. Ignazio, quella che viene chiamata L’Apoteosi di Sant Ignazio. Questa grande opera a fresco Andrea Pozzo la realizza con l’aiuto di vari allievi ( giovani di talento ai quali Andrea insegna la sua arte). Altra opera senza dubbio importante che gli viene richiesta è l’Altare di Sant’Ignazio nella Chiesa Madre dell’Ordine, il Gesù di Roma. In questa circostanza Pozzo rivela le sue indubbie capacità di architetto e le sue particolari doti personali.

L’idea della cappella era nata da una riflessione del Fratello Gesuita Carlo Mauro Bonacina, che al tempo si occupava dell’aspetto amministrativo delle opere da compiere e si stupiva che la tomba del Santo Fondatore dell’Ordine non avesse ancora una degna sistemazione all’interno della Chiesa. Il Padre Generale Tirso Gonzales affidò la direzione dei lavori al Bonacina e la parte artistica venne affidata ad Andrea Pozzo. Quest’opera fu oggetto di molte discussioni... Il Bonacina lasciò scritto: “ Non è facile che si trovi a nostra memoria un’altr’opera che più di questa sia stata per le contrarietà dé pareri più dubbiosa, per le pretensioni degli esterni più tempestata di fuori, per le discordie dei dimestici più agitata di dentro”. Su Andrea Pozzo si diceva:”religioso non men d’arte, che di virtù singolare, ma umilissimo e non curante di comparire, non sapeva spacciar le sue cose, né criticate le difendeva, in qualche stima di buon pittore, ma non in credito di grande architetto.”

Egli fece vari disegni per l’altare che furono presentati insieme ad altri, ma venne scelto uno dei suoi. Il Serenissimo duca di Parma Ranuccio III inviò, con l’incarico di coadiuvare alla direzione dei lavori, l’arcchitetto Carlo Fontana il quale fu un “ animoso critico “ di Andrea Pozzo. Nell’anno 1695, in seguito a duri contrasti e aspre critiche Andrea Pozzo decise di ritirarsi e inviò una lettera al Bonacina: “io adesso rinuntio tutti li miei disegni e modelli e tutta la cappella o sia opera a persone più capaci che non son io, e stimerò e goderò che ad altri riesca cosa migliore a Gloria di Dio, ad honor di S. Ignatio et a mia confusione, e di ciò che sarà di gusto del Nostro Padre Generale mandarò una mia lettera al padre vice preposito di pubblica rinuntia acciò la mostri a tutti, acciò vedino che io non pretendo glorie, honori, guadagni né impicci. Mi farete gratia darmi risposta quando l’haverete comunicata a Nostro Padre”. Nonostante ciò i lavori proseguirono con la sua collaborazione.Ma i contrasti e le critiche continuarono e si fecero più aspre. Andrea Pozzo che aveva a cuore solo il buon esito dell’opera, nel settembre 1695 si vide costretto a chiedere ai superiori di evitare le continue interferenze di Carlo Fontana.

Carlo Fontana fece delle rimostranze indispettito per non avere un controllo totale, il Padre Generale intervenne esponendo il caso controverso al confessore del Duca di Parma, dichiarando la propria estraneità alle liti e pregandolo di mitigare le pretese del Fontana. L’architetto e altri continuarono a disturbare i lavori con il risultato che le interferenze turbavano la serenità di Andrea Pozzo che ancora una volta tentò di sottrarsi al gravoso impegno. “ Perciò vedendo che dopo vari disegni non ho colto nel segno, rinuntio affatto quest’opera, havendo gusto che altre persone più capaci impieghino li loro talenti a maggior beneficio di quest’opera, per Maggior Gloria di Dio et honore di S. Ignatio, godendo se non haverò fatto altro per (.. ) quel che ho fatto, servirà almeno di apprezzare il nostro Santo Fondatore (...) di più la prego a mostrarla a tutti acciò sapino che non è mia intentione l’impedire che altri facciano o disegnino e che non ho ambitione né desiderio di gloria né di fama”.

Bonacina sostenne il Pozzo e la sua pazienza diede i suoi frutti, alla fine tutti convennero che l’idea del Pozzo era la più opportuna per realizzare degnamente l’opera. L’arte e l’onestà del lavoro ebbero la meglio sull’arroganza. Lo stesso Fontana ammise “ se il P. Pozzi fosse all’Indie bisognarebbe mandarlo a chiamare, e quando non avesse fatto che quella cupola maravigliosa di S. Ignatio, bastarebbe per non haver dubbio delle sue opere”. Gli anni romani impegnano il Pozzo a raccogliere il frutto della sua lunga esperienza e delle idee sulla prospettiva, che lo annoverano anche tra i migliori architetti e scenografi del suo tempo. A Roma nel 1693 Andrea Pozzo pubblica il primo tomo del suo:

Trattato dé pittori e architetti

Il II° tomo di questo trattato verrà pubblicato a Vienna nel 1700. Opere minori e progetti di Andrea Pozzo sono presenti anche a Montepulciano e in altre parti d’Italia. All’inizio del XVIII° secolo Andrea Pozzo si trasferisce a Vienna, richiesto dal Principe Liechtenstein, allora ambasciatore presso lo Stato Pontificio. Si narra che sia stato proprio Andrea Pozzo a rivolgere al Principe ( benefattore della Compagnia di Gesù) la richiesta di intercedere per lui presso i suoi Superiori. Probabilmente il pittore era amareggiato dal fatto che proprio Carlo Fontana fosse stato nominato architetto supremo per la fabbrica di San Pietro. A Vienna Andrea crea il monumentale affresco del soffitto del Palazzo Liechtenstein, Il trionfo di Ercole e affresca la volta della Chiesa dei Gesuiti. La sua attività si svolge anche nei sobborghi della capitale austriaca, la sua ultima opera è il rinnovamento della Universitatskirche di Vienna. Molte opere di Andrea Pozzo sono andate perdute per varie ragioni, alcune perché opere effimere, di solito costruite con materiali poveri e soggette a deteriorarsi presto a causa di operazioni di montaggio e smontaggio, macchine per le quarantahore o impianti scenici per teatri sacri. Altre opere a fresco, dipinti su tela, disegni sono andate perdute a causa di incuria o di improvvidi restauri. Andrea Pozzo muore a Vienna il 31 Agosto 1709, la sua salma viene tumulata nella Chiesa dei Gesuiti, sarà ricordato insieme a Gian Lorenzo Bernini e Pieter Paul Rubens come uno dei tre grandi artisti che esprimono l’arte della Compagnia di Gesù. Andrea Pozzo benché sia sempre stato soltanto un fratello un coadiutore temporale nella Compagnia è il Gesuita più conosciuto nel mondo.

Le notizie riportate in questo testo sono tratte dal capitolo :

Il profilo di Andrea Pozzo alla luce dell’archivio romano della Compagnia di Gesù ( Andrea Pozzo Edizioni LUNI) redatto dal Padre Wiktor Gramatowski Dalla nota introduttiva di Maria Walcher Casotti come incipit alla ristampa del primo tomo del trattato di Andrea Pozzo.

E dalla voce di Padre Heinrich W. Pfeiffer tra i massimi esperti al mondo di Andrea Pozzo e della Storia dell’Arte della Cristianità


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